L’Eln: «La pace è il sogno più prezioso»

 

—  Geraldina Colotti, 11.2.2015”Il Manifesto”

Colombia. Un'intervista esclusiva a Gabino, Primo comandante dell'Esercito di liberazione nazionale

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Colombia, il Primo comandante dell'Eln, Gabino 

© Foto "il manifesto"

 

Da qual­che parte sulle mon­ta­gne della Colom­bia. L’Esercito di libe­ra­zione nazio­nale (Eln) si pre­para al V Con­gresso. Il Primo coman­dante Nico­las Rodri­guez Bau­ti­sta (nome di bat­ta­glia Gabino), sto­rico diri­gente della for­ma­zione armata, prende posto nella fila di guer­ri­glieri. Da quella di fronte, un’altra coman­dante avanza. Gabino tende le brac­cia per rice­vere la ban­diera pie­gata dell’Eln: una scritta bianca su sfondo rosso e nero. Il sim­bolo verrà espo­sto a fianco del ritratto di Camilo Tor­res — il prete col fucile, caduto com­bat­tendo il 15 feb­braio del ’66 — e a quello del Liber­ta­dor Simon Boli­var. Il Primo coman­dante ricorda i prin­cipi del Mani­fe­sto di Sima­cota, il pro­gramma dell’Eln, reso pub­blico il 7 gen­naio del 1965. «Quei 12 punti sono tutt’ora senza rispo­sta», dirà in seguito al mani­fe­sto. Da qual­che parte sulle mon­ta­gne della Colombia.

Qual è la posi­zione dell’Eln sul pro­cesso di pace in corso all’Avana?

Oltre 20 anni fa, abbiamo ini­ziato i col­lo­qui di pace, sem­pre con­sa­pe­voli delle dif­fi­coltà di por­tarli a buon fine. Per­ché il regime vuole una pace che tagli le gambe alla ribel­lione e porti alla resa, men­tre per l’Eln pace signi­fica giu­sti­zia, ugua­glianza sociale e sovra­nità. La pace non può essere la paci­fi­ca­zione, ma implica cam­bia­menti che por­tino al supe­ra­mento della crisi attuale. La Colom­bia è uno dei paesi con gli indici più alti di disu­gua­glianze, l’impunità per le vio­la­zioni dei diritti umani com­piute dallo Stato supera il 95%, e siamo in pre­senza di un con­flitto poli­tico che dura da oltre 70 anni. Un pro­cesso di pace deve inclu­dere la società, soprat­tutto gli esclusi di sem­pre. Se que­sto non avverrà, sarà un fal­li­mento, non è que­stione di accordi o di conciliaboli.

L’Eln ha una lunga sto­ria. Qual è il bilan­cio ora?

Cinquant’anni dopo la nostra nascita, abbiamo appena con­cluso con suc­cesso il nostro V Con­gresso, con­sta­tando il per­ma­nere delle con­di­zioni poli­ti­che che ci hanno spinto a ribel­larci con le armi, in base al diritto dei popoli alla rivolta. In Colom­bia, per­si­stono il ter­ro­ri­smo di Stato, l’esclusione e l’impossibilità che il popolo possa usare le vie demo­cra­ti­che in una pro­spet­tiva di potere, come ha evi­den­ziato mezzo secolo fa il sacer­dote e socio­logo Camilo Tor­res, ucciso in bat­ta­glia dopo essere entrato a far parte dell’Eln. Solo pochi giorni fa, i gruppi ter­ro­ri­stici di Stato hanno assas­si­nato Car­los Alberto Pedraza, noto diri­gente delle lotte sociali. E subito dopo l’inizio del pro­cesso di pace tra le guer­ri­glie e il governo si è sca­te­nata un’ondata di minacce con­tro lea­der e mili­tanti delle orga­niz­za­zioni popo­lari e dei movi­menti sociali: per inti­mi­dire le per­sone che sosten­gono il pro­cesso di pace, e che rap­pre­sen­tano la mag­gio­ranza delle colom­biane e dei colom­biani. L’Eln rimane attivo mezzo secolo dopo la sua nascita, per­ché sostiene ed è soste­nuto dal popolo. Que­sto è il segreto che ci ha con­sen­tito di affron­tare con suc­cesso la più potente mac­china da guerra dell’America latina, che ha avuto come con­su­lenti il Pen­ta­gono e il Mos­sad israe­liano. Una guerra di ster­mi­nio costata agli ultimi della catena più di tutte le dit­ta­ture che hanno infe­stato il nostro con­ti­nente. Da quando abbiamo imbrac­ciato le armi, la pace è il nostro obiet­tivo più impor­tante e il nostro sogno più pre­zioso. Per que­sto stiamo par­te­ci­pando ai dia­lo­ghi con il governo, per vedere se dav­vero esi­ste una volontà che porti al supe­ra­mento dello stato di esclu­sione e di intol­le­ranza, e se dav­vero esi­ste l’intenzione di rico­no­scere gli ultimi come veri sog­getti del cam­bia­mento, affin­ché siano loro a defi­nire il futuro della Colom­bia al di sopra della mino­ranza bene­stante che ha impo­sto il suo domi­nio. Noi vogliamo che in Colom­bia vi sia demo­cra­zia, inclu­sione, giu­sti­zia sociale e sovra­nità, que­sta è la vera pace per cui lottiamo.

Può rias­su­mere i con­cetti teo­rici dell’Eln e le dif­fe­renze con le Farc, la guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana? Voi siete “gue­va­ri­sti”. Cosa signi­fica oggi?

Le vere dif­fe­renze con i com­pa­gni delle Farc sono di stile, sto­rie indi­vi­duali e metodi, non di carat­tere stra­te­gico, per que­sto ci sono forti pos­si­bi­lità di unirci. Si tratta di discu­tere, ascol­tarci e con­ti­nuare a supe­rare i malin­tesi e i set­ta­ri­smi che si devono ancora supe­rare affin­ché non tor­niamo mai più a scon­trarci fra noi, quello scon­tro è stato una ver­go­gna di fronte al paese e al mondo. Oggi esi­ste un grande intento uni­ta­rio, c’è coor­di­na­mento fra tutte le strut­ture del paese in cui ci incon­triamo o in cui abbiamo ter­ri­tori in comune, abbiamo deciso di con­fluire nello stesso pro­cesso di pace in modo che ci siano due tavoli di dia­logo con il governo. Sul piano con­cet­tuale, diciamo che por­tiamo avanti una guerra rivo­lu­zio­na­ria di potere popo­lare per una nuova nazione. Che è anche rispo­sta alla guerra che il regime ha impo­sto agli ultimi, e che si per­pe­tua da quando gli stra­nieri hanno cal­pe­stato il nostro suolo oltre 500 anni fa. Da allora, e salvo per brevi periodi, le guerre non sono mai finite. Per que­sto è falso dire che in Colom­bia c’è una demo­cra­zia. Le oli­gar­chie sono unite e legate a dop­pio filo ai pro­getti impe­ria­li­sti per imporre al popolo i loro dise­gni. I governi nor­da­me­ri­cani che si sono suc­ce­duti con­ti­nuano a con­si­de­rare l’America latina come il loro “cor­tile di casa” per que­sto è così dura la lotta, la libertà e l’indipendenza di que­sti popoli. Per gli Usa è un affronto al loro potere di gen­darme. Siamo orgo­gliosi che ci chia­mino gue­va­ri­sti. Il Che è il simbo di lotta popo­lare, di uma­ne­simo, di unità tra i popoli e di antim­pe­ria­li­smo, tutto que­sto forma la nostra iden­tità. Que­sto ha detto il Che della guerra di guer­ri­glia: «La guer­ri­glia è parte inte­grante della lotta di libe­ra­zione dei popoli, nella quale si com­bi­nano le forme della lotta armata con la lotta poli­tica delle masse per rag­giun­gere ampi obiet­tivi comuni». Anche noi la vediamo così e alziamo la fronte quando ci chia­mano gue­va­ri­sti. Da diversi anni abbiamo coniato lo slo­gan di «stare con gli altri». La Colom­bia è un paese di Città-Regioni, sono realtà che si inte­grano, sono inter­di­pen­denti e que­sto carat­te­rizza il paese. Abbiamo una grande ric­chezza storico-culturale, ciò richiede una con­ce­zione di unità popo­lare e rivo­lu­zio­na­ria ampia, plu­rale e inclu­siva. Ci sen­tiamo rap­pre­sen­tati dal pen­siero del sacer­dote e guer­ri­gliero Camilo Tor­res quando ha detto che dob­biamo unirci in base a quel che ci acco­muna e non allon­ta­narci esa­cer­bando le dif­fe­renze. Solo agendo così otter­remo la vit­to­ria. L’Eln è parte della stra­te­gia lati­noa­me­ri­cana secondo la quale per il trionfo popo­lare si richiede l’unità dei popoli, con­tro il nemico comune, l’imperialismo. Come ha detto il nostro Liber­ta­dor Simon Boli­var, siamo una grande nazione lati­noa­me­ri­cana e carai­bica, ossia, siamo popoli della nostra Ame­rica. Essere rivo­lu­zio­na­rio oggi non è solo lot­tare per la feli­cità dell’umanità, ma lot­tare per vivere in armo­nia con madre natura, con una cosmo­vi­sione che superi la distru­zione e i danni che oggi il capi­ta­li­smo causa al pianeta.

Cuba e Vene­zuela sono garanti nei nego­ziati. Cosa pensa di ciò che accade nei paesi socia­li­sti latinoamericani?

Dal punto di vista mili­tare e mate­riale, le lotte dei popoli sono alta­mente dise­guali. Gli Usa sono una gigan­te­sca mac­china mili­tare, e svi­lup­pare le lotte indi­pen­den­ti­ste e di libe­ra­zione nazio­nale implica assu­mere que­sto com­pito antim­pe­ria­li­sta, per que­sto è indi­spen­sa­bile l’unità. Noi abbiamo detto che Cuba è la dignità dell’America, lo stoi­ci­smo di que­sto popolo non ha para­goni se si tiene conto del cri­mi­nale blocco eco­no­mico degli Usa. Cinquant’anni dopo, gli Usa devono rico­no­scere che la loro poli­tica fu sba­gliata. Il trionfo recente di Cuba nel rista­bi­lire di nuovo le rela­zioni diplo­ma­ti­che con gli Usa e recu­pe­rare “i 5″ è con­tun­dente, soprat­tutto per­ché la ragione si impone sull’arbitrio e la calun­nia. La lea­der­ship ammi­re­vole del pre­si­dente Cha­vez, in oltre 10 anni durante i quali è stato pre­si­dente del popolo vene­zue­lano è la dimo­stra­zione più chiara e con­vin­cente della capa­cità di que­sto popolo di pro­durre sue auten­ti­che lea­der­ship. La fusione di popolo e lea­der ha con­sen­tito un salto nello svi­luppo della lotta rivo­lu­zio­na­ria. Al con­tempo, il Pre­si­dente Cha­vez ha vis­suto la sua vita a grandi passi per for­giare un governo, creare un par­tito, orga­niz­zare le mili­zie e il popolo e aumen­tarne la coscienza. Tutti que­sti sono stati ele­menti deci­sivi in un pro­cesso popo­lare rivo­lu­zio­na­rio. Nell’ambito inter­na­zio­nale, Cha­vez ha lasciato in ere­dità ai popoli d’America e dei Caraibi la spinta all’unità della regione, sul piano poli­tico ed eco­no­mico, e ha com­piuto passi impor­tanti per la difesa comune. Tutte que­ste que­stioni stra­te­gi­che si sono con­ver­tite in altret­tanti punti di forza del pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio nella nostra sorella Vene­zuela. Era logico aspet­tarsi la rispo­sta impe­ria­li­sta e della destra non solo vene­zue­lana ma lati­noa­me­ri­cana, quella che Gene Sharp defi­ni­sce come «golpe blando» e che si estende oggi a diverse lati­tu­dini del pia­neta per desta­bi­liz­zare e abbat­tere governi demo­cra­tici, pro­gres­si­sti e rivo­lu­zio­nari, in cerca di libe­ra­zione nazio­nale, e di una vera indi­pen­denza. Pur rico­no­scendo le dif­fi­coltà esi­stenti, l’Eln loda la forza popo­lare e antim­pe­ria­li­sta del pro­cesso popo­lare e rivo­lu­zio­na­rio della Repub­blica boli­va­riana del Vene­zuela e la guida sicura del suo pre­si­dente Nico­las Maduro e degli altri qua­dri del governo, uniti ai loro patrioti e rivo­lu­zio­nari della Forza armata bolivariana.

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Pensa che possa esi­stere un’articolazione tra le forze che si bat­tono per il cam­bia­mento in Ame­rica latina e in Europa?

Poi­ché il sistema capi­ta­li­sta è uno solo – nel pieno della sua crisi pro­fonda e irre­ver­si­bile e con note crepe al suo interno e nelle sue dina­mi­che – i popoli del mondo devono capire che è indi­spen­sa­bile unire le lotte che tutti svi­lup­piamo. Urge che que­sta unità si con­cre­tizzi attra­verso le orga­niz­za­zioni popo­lari e sociali, attra­verso i governi demo­cra­tici, patriot­tici e rivo­lu­zio­nari, a par­tire dalla loro spe­ci­fi­cità nelle lotte anti­ca­pi­ta­li­ste e antimperialiste.

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